Indicatori di performance sanità: le 3 leve da ottimizzare

Artexe il 8 settembre 2020

Perché parliamo di indicatori di performance nella sanità e, soprattutto, perché dobbiamo tenerne in massimo conto per la valutazione delle strutture e del sistema sanitario nel suo complesso? Partiamo allora da un presupposto: valutare le performance delle strutture sanitarie è fondamentale per lo sviluppo di una sanità che sia adeguata al soddisfacimento dei bisogni delle persone, nonché sostenibile dal punto di vista economico. Valutare i processi e i risultati conseguiti in funzione di svariati ‘indicatori di performance della sanità’ è quindi fondamentale per un sistema sanitario moderno ed efficiente, pur nella complessità di un ecosistema che, proprio a livello di indicatori e metodi di valutazione, può mostrare sensibili differenze a livello Regionale.


Indicatori di performance sanità e le “dimensioni della qualità

Ciò premesso, sulla base di quali parametri approcciare una valutazione delle performance della struttura e del sistema? Solitamente, a tal proposito si parte dalle dimensioni di qualità dell’healthcare di Maxwell, e in particolare: accessibilità, ovvero la semplicità di accesso ai servizi sanitari; appropriatezza, cioè la capacità del sistema (o della struttura) di erogare servizi in linea con le necessità concrete dell’individuo/paziente; equità, cioè parità di trattamento a parità di esigenza; efficacia, ovvero capacità del sistema di ottenere i risultati prefissi; efficienza, cioè il maggior numero di prestazioni con le risorse esistenti o il raggiungimento dei risultati prefissi col minor dispendio di risorse.

Ognuna di queste aree, o principi che dir si voglia, è concretamente quantificabile in funzione di determinati parametri che altro non sono se non i famosi indicatori di performance sanità, peraltro non del tutto omogenei tra un sistema regionale e un altro. Qualche esempio? Tempi di erogazione di specifici servizi, ricoveri ripetuti per identica patologia, tasso di mortalità, livello di soddisfazione del paziente, percentuale di ritorno in sala operatoria dopo un primo intervento, dimissioni volontarie desumibili da SDO. Se non infiniti, gli indicatori di performance della sanità possono essere davvero moltissimi, e dipende dal sistema e dalla struttura sfruttarli in modo consono per la massimizzazione delle proprie performance. Il fatto che essi possano essere concretamente impiegati dipende peraltro da tre fattori: la quantità, la qualità dei flussi informativi, nonché la capacità di elaborazione degli stessi al fine di fornire indicazioni precise e complete su cui ‘costruire’ performance di livello superiore. Di seguito, ci soffermiamo su tre di queste aree cercando di capire in che modo si possa agire su di esse per ottenere risultati brillanti.


Accessibilità: attenzione ai tempi di attesa

Come anticipato, valutare l’accessibilità significa capire quanto sia possibile, ma anche semplice e veloce accedere ai servizi sanitari. E allora si può valutare la diffusione dei servizi nell’area in esame, il livello di soddisfazione dei pazienti relativo alle prestazioni ricevute (ottenibile mediante questionari, ma anche analisi dei reclami), valutare la presenza o meno di barriere e molto altro. Un indicatore di performance sanità importantissimo sul fronte dell’accessibilità è il rispetto dei tempi d’attesa, argomento su cui siamo già intervenuti in un precedente post. In questa sede ci limitiamo a ricordare che la gestione delle liste d’attesa è regolata a livello normativo e che la tecnologia può essere un valido alleato non solo ai fini del monitoraggio costante, che peraltro permette di intervenire con ottimizzazioni a livello di offerta, ma anche per accorciare le tempistiche in (almeno) due modi: migliorando il parametro dell’appropriatezza prescrittiva e adottando un approccio predittivo nei confronti della domanda di servizi sanitari.


Appropriatezza, cioè servizi allineati con le esigenze

Parlando di appropriatezza si tocca una delle leve fondamentali per la massimizzazione delle performance della struttura e del sistema stesso. Perché se anche questo risponde a un principio semplice e chiaro, la sua ottimizzazione è tutt’altro che banale, e lo dimostra l’aumento costante nel numero di prestazioni di specialistica ambulatoriale, che corrispondono a costi e tempi d’attesa in perenne crescita. In pratica, agendo sull’appropriatezza si finisce per incidere (positivamente) sia sull’efficienza che sull’efficacia, con positive ripercussioni sui pazienti e le strutture. Diversi i modi di intervento, che vanno dalla sensibilizzazione dei medici mediante campagne di comunicazione a incentivi e disincentivi economici. Ma un aspetto fondamentale è, ancora una volta, l’impiego della tecnologia: esiste infatti la possibilità di delegare a un sistema informatico la valutazione del livello di appropriatezza prescrittiva per esami specialistici, ricoveri, percorsi terapeutici e diagnostica strumentale, a tutto beneficio della struttura, del sistema e dei pazienti stessi, che possono così ricevere un servizio più celere e di qualità maggiore.


Efficienza, ovvero ottenere il massimo con le risorse “giuste”

In ottica di indicatori di efficienza della sanità, un altro grande obiettivo è l’efficienza, ovvero il raggiungimento delle migliori performance possibili (qualità e quantità di servizi erogati) con le risorse disponibili. Qui l’aspetto tecnologico è un assoluto protagonista: per massimizzare l’efficienza di una struttura, il sistema gestionale non si può limitare a tenere traccia dei flussi informativi, delle prestazioni erogate, nonché della contabilità e delle tradizionali attività di gestione del personale, ma deve manifestare un livello di “intelligenza” che sia sufficiente per un’ottimizzazione data-driven dei servizi offerti, delle risorse disponibili e dei processi interni, semplificando così le strategie di governance e aiutando la struttura nel processo di razionalizzazione delle risorse disponibili.


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